Campania, il dossier Legambiente premia la raccolta differenziata dei rifiuti tessili: dati in crescita e buone pratiche da replicare
La Campania si conferma tra le regioni italiane più virtuose nella raccolta differenziata dei rifiuti tessili. Secondo l’ultimo dossier pubblicato da Legambiente, la regione ha registrato incrementi significativi nella gestione degli scarti di abbigliamento, biancheria e accessori, un comparto sempre più al centro delle sfide ambientali e industriali del Paese.
Il peso ambientale dei tessili: una sfida globale
Gli scarti tessili non sono solo un problema di “moda”. Ogni giorno, tessuti tecnici, capi usati, biancheria da casa e accessori finiscono nella spazzatura, generando un flusso di rifiuti complesso e in costante crescita. In Italia, si stima che ogni cittadino produca mediamente oltre 9 kg all’anno di rifiuti tessili, per un totale nazionale che supera le 500.000 tonnellate. Solo una minima parte viene avviata a recupero o riciclo.
Campania, i numeri della raccolta differenziata
Il dossier di Legambiente fotografa una Campania in netta controtendenza. Negli ultimi tre anni, la regione ha aumentato del 34% la quantità di rifiuti tessili avviati a recupero, passando da 1.800 tonnellate del 2020 a oltre 2.400 tonnellate nel 2023. Questo risultato è frutto di una rete sempre più capillare di isole ecologiche mobili, campagne di sensibilizzazione nelle scuole e collaborazioni con centri di distribuzione moda e associazioni di categoria.
I comuni campani più virtuosi
- Napoli: 340 tonnellate raccolte nel 2023, +42% rispetto al 2021
- Salerno: 210 tonnellate, con un tasso di recupero del 28% sul totale dei rifiuti urbani
- Caserta: 180 tonnellate, grazie all’introduzione di 12 nuovi eco-punti
- Avellino e Benevento: insieme superano le 200 tonnellate, con una crescita media del 25%
Perché la raccolta differenziata dei tessili è importante
Il recupero di abiti e tessuti permette di risparmiare fino a 10.000 litri d’acqua per ogni chilo di materiale riciclato, oltre a ridurre le emissioni di CO₂ e l’impatto degli incenerimenti. I tessili, infatti, sono spenti composti da fibre miste (naturali e sintetiche) che richiedono processi specializzati per essere smontate e riutilizzate.
Cosa succede dopo la raccolta
- Selezione: i materiali vengono separati per tipo di fibra e colore
- Trattamento meccanico: le fibre vengono ridotte in ciocche per essere rispesse come imbottitura o stracci industriali
- Riciclo chimico: per i poliestere e le fibre sintetiche si avvia un processo di depolimerizzazione
- Second life: circa il 30% dei tessili recuperati viene avviato al reuse market, ovvero il mercato dell’usato selezionato
Le iniziative future in Campania
Legambiente ha annunciato che nei prossimi mesi sarà avviato un piano regionale di ampliamento dei punti di raccolta, con l’obiettivo di raggiungere le 3.500 tonnellate annue entro il 2026. Previsti anche bonus economici per i comuni che superano il 35% di raccolta differenziata tessile e campagne di education nelle scuole medie e superiori.
Conclusione: La Campania dimostra che la transizione ecologica passa anche dalla capacità di trasformare gli scarti in risorse. Con l’aiuto di cittadini, amministrazioni e imprese, la regione è pronta a diventare un modello nazionale nella gestione sostenibile dei rifiuti tessili.
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