Liste d’attesa Salerno, Polichetti (Udc): «Visite in 3 mesi o il Sistema sanitario collassa»
Criticità sanitarie in provincia di Salerno: le code per una visita superano i 90 giorni
La provincia di Salerno sta vivendo un’emergenza sanitaria silenziosa, fatta di liste d’attesa che superano i tre mesi per una semplice visita specialistica o un esame diagnostico. A denunciarlo è Michele Polichetti, consigliere regionale dell’Udc e vicepresidente della Commissione Sanità della Regione Campania, secondo cui «non si può chiedere a un cittadino di aspettare mesi per accedere a un’ecografia o a una visita cardiologica».
La fotografia del disagio: i numeri delle ASL salernitane
Secondo gli ultimi dati disponibili sul portale “Trasparenza Sanitaria” del Ministero della Salute, nella sola ASL Salerno – che serve oltre 1,1 milioni di residenti – i tempi medi di attesa per una visita oculistica oscillano tra i 120 e i 180 giorni; per una cardiologia si arriva a 140 giorni, mentre una risonanza magnetica può essere prenotata a ridosso dei 6 mesi. Numeri che, sottolinea Polichetti, «non tengono conto delle disdette o dei rinvii, fenomeni che allungano ulteriormente la catena di attesa».
Polichetti: «Servono 250 milioni per ridurre le code in Campania»
«Il cambio di giunta regionale aveva fatto sperare in una svolta, ma ad oggi – afferma il consigliere – non abbiamo visto investimenti strutturali né un piano di rinforto del personale. Stiamo perdendo ogni anno 300 medici specialisti che vanno in pensione o che migrano verso altre regioni, senza alcuna politica di turnover». Polichetti ha presentato un’interrogazione in cui chiede al neo-assessore alla Sanità, Nicola Oddati, «un intervento straordinario da almeno 250 milioni di euro da destinare a:
- l’assunzione di 500 nuovi specialisti, con priorità per cardiologia, oculistica, ortopedia e diagnostica per immagini;
- l’ampliamento dell’orario ambulatoriale fino alle 20 e l’apertura dei sabati diagnostici in tutti i presidi di zona;
- l’acquisto di nuove apparecchiature TAC, RMN e mammografi nelle strutture periferiche di Agropoli, Vallo della Lucania, Battipaglia e Sala Consilina.
Il rischio “brain drain” verso il privato
Il protrarsi delle liste d’attesa sta spingendo sempre più pazienti verso strutture private accreditate, con un aumento del 18% di prestazioni in regime “libera professione” negli ultimi 12 mesi. «È una fuga dei cittadini dal pubblico che rischia di trasformare il Servizio sanitario regionale in un’arena per pochi – avverte Polichetti – mentre chi non può permettersi il ticket privato resta inchiodato alle code». Secondo una stima della Cgil Fp Salerno, il fenomeno costa alle famiglie salernitane circa 120 milioni di euro l’anno in prestazioni saltuarie.
Le proposte dell’Udc: «Cup unici, telemedicina e prevenzione»
Oltre al piano di investimenti, l’Udc ha depositato un ordine del giorno che impegna la giunta regionale a:
- istituire entro 6 mesi un Cup unico provinciale, dove il cittadino può prenotare qualsiasi prestazione scegliendo la struttura con il minor tempo di attesa;
- potenziare la telemedicina per le visite di controllo, soprattutto in aree interne come Alburni e Cilento;
- lanciare campagne di screening diffusi sul territorio per abbassare il numero di accessi successivi.
La replica dell’assessorato: «Pronti a un tavolo tecnico entro luglio»
Contattato dall’agenzia Italpress, l’assessorato alla Sanità ha fatto sapere che «entro la metà di luglio convocherà sindacati, associazioni dei pazienti e forze politiche per approntare un piano di riduzione delle liste d’attesa che contempli anche fondi del Pnrr». Nel frattempo, però, le prenotazioni continuano a crescere: +12% rispetto al 2022, complice il post-pandemia e il ritorno in provincia di tanti fuori-sede che hanno ripreso a curarsi nel territorio d’origine.
Cosa rischia la Campania se non si interviene
La Commissione Europea ha già evidenziato che le Regioni con liste d’attesa superiori a 60 giorni per prestazioni non urgenti possono incorrere in procedure di infrazione e tagli di trasferimenti sanitari. «Non vogliamo arrivare a un’altra emergenza-Agropoli – conclude Polichetti – dove il pronto soccorso è costretto a chiudere per mancanza di personale. Servono fatti, non promesse: il prossimo bilancio regionale dovrà mettere la salute dei cittadini al primo posto, pena il collasso di tutto il sistema». I pazienti salernitani, nel frattempo, continuano a trasferirsi in Toscana o in Lombardia per una TAC, pagando di tasca propria viaggio e pernottamento. Una emigrazione sanitaria al contrario che, a differenza di quella giovanile, nessuno sembra voler fermare.
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