Montagna Campania: 60 Comuni esclusi, pronti ricorsi e mobilitazione
La nuova legge sulla montagna taglia fuori 60 Comuni campani, di cui 41 storicamente appartenenti a comunità montane. Una scelta che ha acceso la protesta dei territori e spinto l’UNCEM Campania a coordinare ricorsi e azioni legali per tutelare identità, servizi e finanziamenti. L’appuntamento decisivo si è tenuto a Salerno, dove sindaci, assessori e rappresentanti delle associazioni hanno definito la strategia condivisa.
La classificazione che spacca la Campania
Il D.L. 20/2023, convertito con modifiche dalla Legge 20 giugno 2023 n. 81, ha ridisegnato i confini della montagna italiana. L’Istat ha conseguentemente aggiornato i parametri: altitudine, estensione territoriale, grado di spopolamento e vocazione economica sono i nuovi indicatori. Risultato: in Campania una quarantina di Comuni storici delle aree interne – da Valva a Sant’Angelo dei Lombardi, passando per Cervinara e Bisaccia – rischiano di perdere lo status di “montana”, con conseguente taglio di trasferimenti statali, fondi europei e agevolazioni fiscali.
Quanto vale la montagna esclusa
- 41 Comuni già facenti parte di Comunità montane prima della riforma
- 19 nuovi esclusi, pur possedendo requisiti altimetrici e socio-economici
- 20 milioni di euro l’anno: la stima dei finanziamenti a rischio
- 300 km² di territorio interessato, pari al 12 % della superficie montana regionale
Sala conferenze di Salerno: nasce il fronte comune
Il tavolo tecnico-politico convocato dall’UNCEM Campania ha riunito oltre 70 amministratori rappresentanti di Unioni montane Irpina, Sannita e Cilentana, oltre a tecnici di Unioncamere, Soprintendenze e associazioni di categoria. Dopo 4 ore di lavori, è stato firmato un protocollo d’intesa che prevede:
- Ricorso al Tar Campania entro il 15 luglio 2024, per eccesso di potere e difetto di istruttoria
- Accesso agli atti presso il Ministero dell’Interno e l’Istat per verificare l’applicazione dei criteri
- Audizione congiunta in Consiglio regionale per modificare la legge regionale di adeguamento
- Campagna informativa su social e territorio con l’hashtag #MontagnaCampania
Le voci dei sindaci
«Siamo chiamati a difendere non solo un’etichetta, ma la sopravvivenza stessa dei nostri borghi», ha dichiarato il sindaco di Valva (SA), Giovanni Forte, tra i promotori del ricorso. «Perdere i 450-500 euro per abitante dei fondi Psr e il contributo aggiuntivo per scuole e viabilità significherebbe bloccare opere già cantierate».
La presidente dell’UNCEM Campania, Lucia Alfano, ha aggiunto: «Stime preliminari indicano un impatto economico negativo pari a 60 milioni in 3 anni, tra mancate compensazioni e aumento della pressione fiscale locale. Non accetteremo tagli ingiustificati».
Cosa rischia di perdere la Campania
Oltre ai trasferimenti, i 60 Comuni fuori classifica potrebbero subire:
- esclusione dal PNRR – Missione 7 (Aree interne e montagna)
- riduzione del Fondo di solidarietà comunale (Fsc), con minori risorse per viabilità e sociale
- perdita dell’aliquota agevolata IRPEF per residenti (-0,5 %)
- blocco degli incentivi per imprese agrituristiche e filiera del legno
I prossimi passi: udienza e mobilitazione
Il Tar Campania ha fissato l’udienza di merito per il 12 settembre 2024. Nel frattempo, il comitato “Salviamo la nostra montagna” ha organizzato:
- Incontro pubblico a Montella (AV) – 5 luglio, ore 18, Centro polifunzionale
- Manifestazione regionale a Napoli – 20 luglio, corteo da Piazza Dante a Palazzo Santa Lucia
- Petizione online su change.it, già oltre 8.000 firme
La Campania, con 1.366 km² di aree montane e 318 Comuni interessati, è la terza regione per numero di borghi colpiti dopo Sicilia e Calabria. L’esito del ricorso potrebbe creare un precedente giuridico per analoghi contenziosi in Abruzzo, Basilicata e Liguria.
Data di aggiornamento: 27 giugno 2024
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