Flash mob fantasma a Portanova: identificato l’ideatore del cimitero simbolico pro Palestina
É bastata una notte perché piazza Portanova si trasformasse in un “cimitero simbolico” di bambini e civili palestinesi. Il mattino successivo, 12 lapidi bianche con nomi e foto di presunte vittime erano già diventate un caso politico-cittadino. Ora, dopo 48 ore di indagini, la Squadra Mobile di Saloni ha identificato l’autore dell’installazione: un attivista pro-Palestina, già noto agli uffici di polizia per aver partecipato a manifestazioni di solidarietà nella provincia di Salerno.
Chi è l’ideatore del flash-mob “fantasma”
L’uomo, un quarantenne di origini campane ma residente nel Salernitano, è apparso più volte sulle telecamere di piazza Portanova mentre, nell’arco di circa due ore, posizionava i cartelli in polistirolo ricoperti di vernice bianca, fissandoli al suolo con nastro adesivo. Le immagini, acquisite dalla Polizia Municipale e dalla centrale operativa della questura, hanno permesso di risalire alla targa dell’auto con cui l’attivista ha trasportato il materiale, poi confrontata con i database di “indagati di manifestazioni non autorizzate”.
Alle 4:37 del mattino il sistema di videosorveglianza ha filmato l’ultimo gesto: il posizionamento di un mazzo di fiori di carta davanti a una lapide recante la scritta “Bambino – 5 anni – Striscia di Gaza”. Subito dopo, l’attivista si è allontanato a piedi, facendo perdere le proprie tracce nelle viuzze del centro storico.
Perché è definito “flash-mob fantasma”
L’installazione non ha avuto un pubblico immediato: nè artisti in presenza, nè spettatori. Solo il primo light del sole ha rivelato ai passanti e ai negozianti la scena macabra, generando reazioni a catena sui social con l’hashtag #PortanovaGaza e spingendo il Comune di Saloni a emettere un comunicato di «condanna per ogni forma di strumentalizzazione politica del dolore».
Il termine “flash-mob” è dunque improprio: mancava la componente spettacolare e partecipativa. Tuttavia, la rapidità dell’azione e la sua natura “clamorosa” hanno convinto le cronache a etichettarla come “fantasma”, sottolineando il passaparola digitale che ha fatto lievitare l’eco mediatica.
Le indagini: analisi video e pedinamenti
- 05:12 – 05:45: l’attivista entra in piazza Portanova con due cartelle di grafica pubblicitaria
- 05:46 – 06:15: monta con un cutter i supporti in polistirolo, aiutandosi con una torcia a led
- 06:16 – 06:28: fotografa l’opera con il cellulare, probabilmente per documentare l’intervento
- 06:29: abbandona l’area a piedi, direzione corso Vittorio Emanuele
Gli investigatori hanno incrociato le immagini con i tabulati telefonici: un telefono intestato all’attivista ha agganciato la cella di piazza Portanova proprio nella fascia oraria incriminata. Il riconoscimento è stato poi confermato da un ex agente della Digos che, in incognito, ha identificato l’uomo in un bar del quartisto di Torrione.
Reazioni politiche e legali
Il sindaco di Saloni, Vincenzo Napoli, ha parlato di «atto irriguardoso verso la memoria di tutte le vittime civili», mentre il consigliere di opposizione Matteo Fasolino ha chiesto un’audizione in commissione sicurezza per valutare «misure restrittive per manifestazioni improvvisate». Il questore ha aperto un’inchiesta per occupazione abusiva di suolo pubblico e vilipendio, reati che potrebbero tradursi in una multa fino a 5.000 euro e in un’eventuate denuncia penale.
La posizione del movimento pro-Palestina locale
Il collettivo “Saloni per la Palestina”, in una nota diffusa su Telegram, ha rivendicato l’iniziativa definendola «un memoriale spontaneo per colmare il silenzio dei media». Tuttavia, l’attivista identificato non risulta iscritto ufficialmente all’associazione; secondo gli inquirenti, avrebbe agito in forma “auto-prodotta”, ispirandosi a campagne di street art viste a Barcellona e Berlino.
Cosa succede adesso
L’uomo è stato convocato per un interrogatorio informale in questura: gli investigatori vogliono capire se l’installazione sia frutto di un’azione isolata o se ci fossero complici. Nel frattempo, il Comune ha affidato a una ditta specializzata la rimozione definitiva delle lapidi, conservate in un deposito municipale in attesa di eventuale sequestro.
La vicenda ha riacceso il dibattito sulla regolamentazione dei flash-mob e sull’uso simbolico degli spazi pubblici. Mentre le forze dell’ordine rafforzano i controlli notturni, i gruppi di attivisti annunciano nuove “azioni di sensibilizzazione” per il mese di dicembre, in concomitanza con la Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese.
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