Salerno, il centro storico perde anima: commercianti e turisti delusi
Salerno – “Via Mercanti oggi è un non luogo”. A lanciare l’allarme è il presidente di Federalberghi Salerno, Angelo Ilardi, che descrive una delle arterie commerciali più note del centro storico di Salerno come “sconcertante” e “priva di identità”. L’accusa è diretta: negli ultimi anni l’antica via ha ceduto il passo a distributori automatici di bevande e a esercizi di accessori per telefonia, trasformando l’area in un punto d’interesse minimo per i turisti e un campanello d’allarme per le associazioni di categoria.
Via Mercanti, il cuore antico di Salerno trasformato in “non luogo”
Secondo Ilardi, la trasformazione ha generato un effetto domino: “Non possiamo offrire ai visitatori questo scenario”, afferma, sottolineando come i viaggiatori sempre più spesso ricercino esperienze autentiche, botteghe artigiane, enogastronomia locale e testimonianze del passato. “Invece trovano solo distributori automatici e cover per smartphone: un pezzo d’Italia che sembra scordarsi di raccontare se stesso”.
Il rischio identity loss per il turismo di Salerno
Il fenomeno, noto in urbanistica come “identity loss”, colpisce i centri storici di mezza penisola: la progressiva sostituzione delle attività tradizionali con esercizi a bassa valenza culturale genera omologazione visiva, riduce la permanenza dei turisti e, di conseguenza, i ricavi per l’intera filiera ricettiva. A Salerno la crisi si somma alla competizione di altre città campane – Napoli, Sorrento, Paestum – che hanno puntato su itinerari di slow tourism e shopping di qualità.
Federalberghi chiede un “piano strategico” per il centro storico
Per invertire la rotta Federalberghi ha presentato un pacchetto di proposte al Comune:
- Limitazione o divieto di nuove aperture di attività con basso impatto culturale (slot-machine, phone center, vending).
- Definizione di un regolamento di decoro urbano che valorizzi l’identità salernitana attraverso insegne, colori e materiali compatibili con l’ambiente storico.
- Incentivi fiscali e contributi a fondo perduto per chi rileva locali e li dedica a botteghe artigiane, enogastronomia tipica, gallerie d’arte e laboratori didattici.
- Destinazione di fondi Pnrr e risorse europee per la riqualificazione di facciate, sottoservizi e illuminazione artistica.
Il confronto con l’amministrazione comunale
L’assessore alle Attività Produttive, Roberto De Luca, ha annunciato un tavolo tecnico con le associazioni di categoria entro luglio. “Condividiamo la preoccupazione di Federalberghi – ha dichiarato – e stiamo redigendo un Piano del Commercio che preveda zone a specializzazione tradizionale, dove sarà favorita l’apertura di attività culturali e di vicinato”. Il primo cantiere potrebbe partire proprio da Via Mercanti, con un bando per l’assegnazione di botteghe storiche a canone agevolato.
Il punto: turismo e commercio devono parlarsi
Secondo i dati di Unioncamere Campania, nel 2023 la provincia di Salerno ha registrato 2,4 milioni di arrivi e 9,8 milioni di presenze, con un indice di crescita superiore al 18% rispetto al 2019. Tuttavia, la durata media del soggiorno resta ferma a 1,9 notti, ben lontana dai 3-4 giorni di Firenze o Lecce. “Serve una proposta integrata – spiega Ilardi – che unisca mare, arte, enogastronomia e shopping emozionale. Il centro storico è il biglietto da visita: se è poco attraente, il turista riparte prima e non torna”.
Le buone pratiche da esportare
In Italia esistono già esempi virtuosi:
- Bologna – Zone a “saldo culturale”: per aprire nuove attività serve un’autorizzazione che valuta l’impatto paesaggistico.
- Genova – “Botteghe del centro storico”: affitti calmierati e contributi per l’acquisto di arredi in stile.
- Lucca – “Spazi d’autore”: murales, laboratori e showcooking per riattivare vicoli degradati.
Se Salerno vorrà giocare la partita dell’alto di gamma, dovrà fare proprie queste strategie e passare dalle parole ai fatti, prima che l’ultima bottega storica abbassi definitivamente la saracinesca.
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