Aliberti abbandona capigruppo Provincia: “Clima antidemocratico, mozione ignorata
Pasquale Aliberti lascia la conferenza dei capigruppo in Provincia: il consigliere contesta l’esclusione di una mozione depositata il 20 febbraio, parlando di «clima antidemocratico» e annunciando la sua uscita dall’assemblea. Il caso solleva interrogativi sulla trasparenza dei lavori d’aula e sulla gestione dell’ordine del giorno.
Cosa è accaduto
La mattinata di oggi si è aperta con una tensione inaspettata nella sede della Provincia. Pasquale Aliberti, consigliere provinciale di lungo corso, ha interrotto bruscamente i lavori della conferenza dei capigruppo – l’organo preposto a definire l’ordine del giorno dei consigli – denunciando l’«antidemocraticità» delle procedure adottate.
Al centro della controversia una mozione presentata il 20 febbraio scorso che, secondo Aliberti, «è stata preventivamente esclusa dall’agenda nonostante fosse stata correttamente protocollata». La questione ha generato un vivace battibecco con i colleghi e con la presidenza dell’assemblea, culminato con la decisione del consigliere di abbandonare la sala.
I punti chiave dell’episodio
- 20 febbraio 2024: deposito della mozione protocollata da Aliberti.
- Oggi: nella conferenza dei capigruppo la mozione non compare nell’odg preliminare.
- Su richiesta di Aliberti, il testo viene “individuato” ma posto “in valutazione” per la seduta successiva.
- L’esponente abbandona la riunione denunciando un «clima antidemocratico».
Le reazioni politiche
La decisione di Aliberti ha immediatamente fatto eco negli schieramenti. Fonti di maggioranza parlano di «strumentalizzazione», sottolineando che la prassi prevede un esame preliminare delle mozioni per verificarne la compatibilità con l’ordine dei lavori. Dall’opposizione, invece, arriva solidarietà: «Siamo di fronte a un tentativo evidente di imbavagliare il dibattito consiliare», ha dichiarato un esponente del gruppo a cui Aliberti fa riferimento.
Perché la vicenda è rilevante
L’episodio non è isolato. Negli ultimi mesi, il Consiglio provinciale è stato più volte teatro di scontri procedurali, con accuse reciproche di ostruzionismo. La gestione dell’ordine del giorno – in passato ritenuta un passaggio tecnico – è diventata il nuovo terreno di battaglia politica. La trasparenza dei lavori e l’effettiva possibilità per ogni consigliere di portare all’attenzione dell’assemblea questioni rilevanti per il territorio sono temi al centro del dibattito pubblico.
Cosa succede ora
La presidenza del Consiglio provinciale ha annunciato che la mozione di Aliberti verrà esaminata nella prossima conferenza dei capigruppo, fissata tra sette giorni. Nel frattempo, il consigliere ha preannunciato la possibilità di rivolgersi ai garanti istituzionali per verificare la correttezza delle procedure adottate. Intanto cresce la pressione da parte delle associazioni cittadine e dei media locali per avere chiarezza sulla calendarizzazione dei lavori e per garantire un dibattito consiliare aperto e partecipato.
Nei prossimi giorni è atteso un chiarimento ufficiale tra presidente e capigruppo per evitare il ripetersi di tensioni che rischiano di paralizzare l’attività dell’ente. L’obiettivo dichiarato è «ricostruire un clima di collaborazione istituzionale, nel rispetto del ruolo di ogni consigliere», ma i toni restano accesi e le distanze – almeno per ora – appaiono incolmabili.
Lascia un commento