Parcheggio «occupato dal vivo»: il gesto del «segnaposto» può costare caro
Bloccare un posto auto con il proprio corpo, in attesa che arrivi un’amica al volante, è un piccolo atto di «civismo» o un’infrazione penale? L’avvocato penalista Simone Labonia mette in guardia: «A volte, per fare un favore, si rischia di commettere un reato». E la scena – tipica di ogni città congestionata dal traffico – può trasformarsi in una denuncia per interruzione di pubblico servizio o, peggio, per violenza privata.
Il «segnaposto» umano: perché è un rischio
Chiunque abbia circolato nel centro di Roma, Milano o Napoli ha assistito almeno una volta a questo filmato: una persona scende dal marciapiede, si piazza in mezzo allo stallo libero e, con le braccia conserte, «riserva» lo spazio all’auto che sta arrivando. Il tempo di attesa può variare da pochi secondi a diversi minuti, ma basta un agente di polizia municipale o un carabiniere di passaggio per far scattare la contestazione.
Quale reato si configura?
Secondo il codice penale, l’ostacolo alla circolazione stradale può rientrare nell’art. 336-bis (interruzione di pubblico servizio) se si crea un ingorgo o si rallenta l’intera rete viaria. Se invece il «segnaposto» si oppone fisicamente a un altro automobilista che già stava per entrare nello stallo, può configurarsi la violenza privata (art. 610 cp), reato querelabile, ma pur sempre penale. Le sanzioni vanno dalla multa da 206 a 516 euro fino all’arresto fino a sei mesi nel caso di violenza privata aggravata.
Codice della strada: nessuna tolleranza
L’art. 157 del Codice della Strada vieta espressamente di «occupare la sede stradale con qualsiasi mezzo o pretesto». Il corpo umano, in questo contesto, rientra nel concetto di ostacolo. Gli agenti possono quindi irrogare:
- sanzione accessoria da 80 a 298 euro;
- 2 punti decurtati sulla patente se il fatto è contestato al conducente che si avvale del «segnaposto»;
- rimozione coatte del veicolo se l’occupazione diventa effettiva prima dell’arrivo dell’auto «prenotata».
Il caso di Napoli: denuncia e rimborso del danno
Il 14 maggio scorso, a Napoli, un uomo di 43 anni è stato denunciato dopo aver tenuto occupato per oltre dieci minuti un posto auto in piazza Dante. Un automobilista che stava cercando parcheggio ha registrato la scena con lo smartphone e lo ha consegnato alla polizia municipale. Il «segnaposto» è stato accusato di interruzione di pubblico servizio e dovrà risarcire il Comune per l’intervento degli agenti: 150 euro per il costo della pattuglia e 104 euro di spese di giustizia.
Cosa fare (e non fare) per trovare parcheggio
L’avvocato Labonia consiglia strategie legali per evitare il «posto blindato»:
- Utilizzare le app di pagamento della sosta (Telepass Pay, MyCicero, EasyPark) per prenotare ufficialmente uno stallo;
- Preferire i parcheggi a rotazione a tariffa oraria, anche se più costosi;
- Evitare le strisce blu «libere» in orari di punta: meglio allontanarsi di 200-300 metri dove la densità è minore;
- Mai scendere a «fare scudo»: il risparmio di pochi euro può costare molto di più in multe e punti decurtati.
Conclusione: il buon senso prima del buon samaritano
Il gesto nobile di «tener libero» un posto per un amico si scontra con la necessità di garantire la circolazione scorrevole e la parità di accesso alla risorsa stradale, bene pubblico per definizione. Le forze dell’ordine stanno intensificando i controlli nelle grandi città, anche a seguito del aumento del 18 % delle segnalazioni arrivate nei primi cinque mesi del 2024. Meglio quindi armarsi di pazienza – e di carta di credito – piuttosto che trasformarsi in «parcheggiatori abusivi a piedi». Il risparmio, in questo caso, può risultare molto caro.
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