Referendum giustizia 2025, trionfa il No: gli italiani bocciano la riforma di Fratelli d’Italia
Gli italiani hanno detto no: con una partecipazione superiore alle previsioni, il referendum sulla giustizia del 25 e 26 maggio 2025 registra la vittoria del No con il 53-54% dei consensi contro il 46-47% del Sì. L’affluenza finale si ferma al 58,9%, nettamente al di sopra del 40-45% stimato dagli istituti di ricerca negli ultimi giorni di campagna. Il risultato segna una sconfitta politica per il governo Meloni, che resta però saldo: «Rispetto la decisione degli italiani, il mio governo va avanti» ha dichiarato la premier da Palazzo Chigi a scrutinio ancora in corso.
I numeri del referendum
Alle 23 di lunedì 26 maggio, con il 97% delle sezioni scrutinate, i dati elettorali confermano il trend segnalato dai primi exit poll:
- No: 53,4%
- Sì: 46,6%
- Affluenza: 58,9% (oltre 28 milioni di votanti)
- Voto estero: partecipazione al 42%, marginalmente inferiore alla media nazionale
La consultazione ha interessato oltre 47 milioni di aventi diritto ed era valida qualunque fosse il quorum di partecipazione perché si trattava di un referendum abrogativo confermativo (art. 75 Cost.), non di un referendum costituzionale. Il risultato è immediatamente esecutivo: le norme impugnate restano in vigore.
Cosa prevedeva la riforma
Il referendum ha confermato la legge 28 dicembre 2023 n. 197, che modifica l’ordinamento giudiziario e la disciplina delle responsabilità civili e penali dei magistrati. I principali punti contestati erano:
- Separazione delle carriere: bloccata la possibilità per magistrati inquirenti di transitare automaticamente nella magistratura di merito entro dieci anni.
- Responsabilità civile dei giudici: mantenuto il principio della responsabilità patrimoniale limitata per i magistrati.
- Consiglio Superiore della Magistratura: confermata la composizione attuale (24 membri, di cui 16 togati) senza il rafforzamento dei rappresentanti del Parlamento previsto dalla riforma.
Promosso da Articolo 21, Radicali Italiani e Italia Viva con oltre 2 milioni di firme, il referendum ha visto contrapporsi la coalizione di maggioranza (Fdi, Lega, Forza Italia, Udc) e una parte del centrosinistra favorevoli al Sì, mentre il No è stato sostenuto da M5s, Pd, Alleanza Verdi-Sinistra, Avs e gran parte del mondo dell’informazione, delle associazioni forensi e della società civile.
Le reazioni politiche
Giorgia Meloni, in diretta sui social, ha sottolineato: «I cittadini hanno espresso una scelta netta e la rispetto pienamente. Il governo continuerà a lavorare per migliorare il sistema-Italia anche in materia di giustizia, nei limiti che il risultato impone». Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato che «non presenteremo nuove riforme strutturali, ma affineremo la legislazione ordinaria per velocizzare i processi».
Dall’opposizione, Elly Schlein ha parlato di «vittoria della democrazia», mentre Giuseppe Conte ha chiesto al governo «di ritirare ogni proposta che possa intaccare l’indipendenza della magistratura».
Implicazioni per il sistema giudiziario
La bocciatura della riforma non blocca il sistema: le norme attuali, frutto di un compromesso parlamentare, restano in vigore. Secondo l’ufficio studi del Senato i due principali effetti sono:
- Maggiore stabilità organizzativa: nessun cambiamento, almeno nel breve periodo, nella governance del Csm e nella carriera dei magistrati.
- Pressione per riforme via decreti: il governo potrebbe intervenire con provvedimenti urgenti sui tempi dei processi, evitando però modifiche costituzionali.
L’Unione forense italiana ha auspicato un tavolo con governo e Parlamento per «una nuova stagione di riforme condivisa» entro il 2026, quando scadrà il mandato di buona parte dei rappresentanti togati del Csm.
Cosa succede ora
Il risultato non intacca la stabilità del governo, che mantiene ampie maggioranze in Parlamento. Tuttavia, sul piano politico-istituzionale il quorum di partecipazione vicino al 60% trasforma il referendum in una consultazione politicamente rilevante. I prossimi passaggi saranno:
- Pubblicazione ufficiale: la Corte di cassazione, quale giudice del referendum, pubblicherà il verbale definitivo entro il 6 giugno.
- Relazione al Parlamento: il ministro Nordio presenterà alle Camere un documento sulle linee di indirizzo per gli interventi ordinari.
- Calendario legislativo: il governo potrebbe inserire nella legge di delega fiscale alcuni correttivi sui processi tributari.
Negli ultimi vent’anni l’Italia ha visto sette referendum sulla giustizia: il 2025 è il primo a registrare una vittoria del No su una riforma promossa da un governo di centro-destra, un dato che potrebbe influenzare il dibattito sulle future riforme costituzionali.
Lascia un commento