Referendum giustizia, trionfo del No a Salerno: Villani (M5S) celebra la difesa della Costituzione
Il referendum sulle riforme costituzionali chiude con un verdetto netto: gli italiani respingono la modifica di sette articoli della Carta, e lo fanno con un margine che supera il 7%. Nel salernitano la mobilitazione è ancora più decisa: quasi sette comuni su dieci si attestano oltre la soglia del 60% di voti contrari, trasformando la provincia di Salerno in un laboratorio di resistenza democratica contro la riforma voluta dal centro-destra.
Risultati nazionali: affluenza alta e vittoria del No
Dalle 23 di domenica 8 giugno, quando si sono chiusi i seggi, i dati del Viminale hanno fotografato un Paese diviso ma combattivo. L’affluenza nazionale si ferma al 60%, superiore alla media degli ultimi appuntamenti referendari, mentre il No conquista il 53,74% dei consensi, contro il 46,26% del Sì. Una forbice che, secondo gli analisti, rispecchia la percezione di un’offerta istituzionale poco convincente, specie nella parte dedicata alla separazione delle carriere e all’autonomia del Consiglio Superiore della Magistratura.
Il salernitano supera la media: piccoli comuni, grande voce
Se l’Italia dice No, la provincia di Salerno urla il suo dissenso. Spoglio dopo spoglio, i numeri consegnano al centro-sinistra una vittoria morale che vale più di una qualsiasi conta parlamentare. A Salerno città il No sfiora il 62%, mentre nei comuni dell’entroterra i numeri lievitano ancora: Campagna 63,4%, Baronissi 64,8%, Cava de’ Tirreni 65,1%. Anche nel capoluogo cilentano Vallo della Lucania si tocca quota 61%. Soltanto Altavilla Silentina e Serre restano sotto il 55%, ma il trend resta comunmente negativo per la riforma governativa.
Villani (M5S): «I salernitani hanno scelto la difesa della Costituzione»
Francesco Villani, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Salerno, non nasconde la soddisfazione: «I cittadini hanno compreso il rischio di una riforma che avrebbe compromesso l’equilibrio tra poteri, indebolito la magistratura e aperto la strada a logiche di nomina politicizzate». Villani parla di «vittoria dei salernitani» e annuncia battaglie successive: «Ora serve un vero progetto di riforma condivisa, che parta dal rispetto dell’articolo 104 e garantisca autonomia e indipendenza ai giudici».
Perché il referendum è importante: nodi chiave della riforma bocciata
Il testo sottoposto agli elettori prevedeva:
- la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con un impatto sulla progressione interna;
- la riduzione dei componenti del CSM da 24 a 19, di cui 10 togati e 9 laici;
- l’elezione diretta del presidente della Cassazione da parte del Parlamento, anziché la tradizionale rotazione interna;
- l’introduzione di un tetto temporale ai ricorsi in Cassazione per evitare processi “infiniti”.
Argomenti che, secondo i promotori del Sì, avrebbero accelerato i tempi della giustizia e garantito maggior responsabilizzazione. Il fronte del No, invece, ha evidenziato il rischio di un’ingerenza politica e di un indebolimento della tutela giurisdizionale.
Cosa succede adesso: scenario politico e prossimi passi
Con la bocciatura referendaria, il governo Meloni perde una delle sue priorità legislative. Il premier ha già annunciato che «si tornerà a parlare di giustizia, ma con un approccio diverso». Le opposizioni, unite nel comitato per il No, chiedono invece una riforma condivisa in Parlamento, magari con una commissione bicamerale di inchiesta sul funzionamento degli uffici giudiziari. Intanto, il ministro della Giustizia Carlo Nordio dovrà ripresentare in Consiglio dei ministri un testo completamente rivisto, pena il definitivo accantonamento della materia.
Per il territorio salernitano, la giornata del 8 giugno resterà una pietra miliare nella partecipazione democratica. Molti sindaci hanno registrato incrementi di votanti rispetto alle europee del 2019, segno che, quando la Costituzione è in gioco, la cittadinanza sa far sentire la propria voce.
Lascia un commento