De Luca: «Giudici che sbagliano non impuniti». Referendum giustizia, tensione alta
Il referendum sulla giustizia entra nel vivo e accende la polemica tra magistratura e mondo politico. A far parlare di sé è l’ex governatore della Campania Vincenzo De Luca, intervenuto a Salerno nella giornata di sabato 4 maggio. Durante un’iniziativa pubblica dedicata al tema delle riforme costituzionali, De Luca ha chiarito la sua posizione in vista del voto del 9 giugno: «Il problema non è semplice come è stato presentato, cioè “anche i magistrati che sbagliano debbono pagare”. La sfida vera è trovare un punto di equilibrio: in un paese democratico non può esistere un potere privo di responsabilità».
La posizione di De Luca: «Nessuno può restare al riparo dagli errori»
Parole nette quelle pronunciate dal leader dem, che ha voluto distinguere fra responsabilità penale e responsabilità civile: «Non esiste alcun obiettivo di “processare i giudici” in sé. È invece fondamentale garantire che, quando un errore giudiziario distrugge la vita di un cittadino, esista un risarcimento tempestivo e la possibilità concreta di revocare il magistrato che ha commesso gravi negligenze». Il riferimento implicito è al quesito n. 3 del referendum, che chiede di introdurre il principio della responsabilità civile diretta dei giudici per i danni causati da «violazioni colpose di legge».
I quesiti sotto la lente: cosa prevede davvero il referendum
Il prossimo 9 giugno gli italiani sono chiamati a esprimersi su cinque quesiti referendari, tre dei quali toccano direttamente il sistema giudiziario:
- Quesito n. 1 – Separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati inquirenti.
- Quesito n. 2 – Limitazione della prorogatio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura.
- Quesito n. 3 – Introduzione della responsabilità civile diretta dei magistrati colpevoli di «violazioni di legge».
De Luca ha indicato negli interventi sul terzo punto il «crocevia politico più delicato», perché «tocca il nervo scoperto del rapporto fra giustizia e libertà individuali».
L’equilibrio fra indipendenza e responsabilità: le parole chiave
Non è la prima volta che l’ex sindaco di Salerno prende posizione sulla riforma della giustizia. Già nel 2021, durante un’audizione parlamentare, De Luca aveva proposto un codice etico vincolante per i magistrati e un «servizio civile obbligatorio di 12 mesi prima dell’ingresso in magistratura» per garantire un’«esperienza di vita reale» ai futuri giudici.
Sabato ha ribadito che «l’indipendenza non può essere scudo per l’irresponsabilità», aggiungendo che «chi detiene un potere così delicato deve accettare il principio di trasparenza e di accountability che vale per ogni altro pubblico ufficiale».
Reazioni e dibattito: la magistratura si spacca
Le dichiarazioni di De Luca hanno suscitato reazioni a catena:
- Piercamillo Davigo (ex pm di Mani Pulite) ha parlato di «grida populiste che rischiano di delegittimare l’intero ordamento».
- Luca Palamara, ex consigliere del CSM, ha invitato a «leggere con attenzione i testi: il referendum non prevede la fucilazione dei giudici, ma semplicemente il risarcimento dei danni».
- L’Unione Camere Penali ha invece salutato positivamente «ogni forma di responsabilizzazione che riduca i tempi dei processi di rivalsa».
Conto alla rovescia per il 9 giugno: cosa aspettarsi
A meno di cinque settimane dal voto, il clima resta surriscaldato. I sondaggi indicano un elettorato ancora indeciso: secondo SWG, il 38 % degli italiani non ha ancora scelto come voterà sul quesito n. 3. La sfida, sottolinea De Luca, «non è tra magistrati e politici, ma tra cittadini e un sistema che a volte dimentica di essere al servizio dei cittadini stessi».
Il prossimo appuntamento pubblico è previsto per il 15 maggio a Roma, dove il Comitato promotore del referendum presenterà il manifesto finale. Intanto, il dibattito continua: da Salerno all’intero paese, la parola d’ordine resta una sola: responsabilità.
Lascia un commento