Fonderie Pisano, Confindustria: «Una comunità ferita dalla revoca dell’AIA. Colpa non dei proprietari»
Salerno – «La vicenda delle Fonderie Pisano è innanzitutto una vicenda di dignità industriale e di valore collettivo di un intero territorio». Con queste parole Confindustria Salerno interviene ufficialmente il giorno dopo il rigetto da parte della Regione Campania dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) all’azienda di Fisciano, sottolineando come il provvedimento non colpisca soltanto un’impresa, ma «l’intera comunità di lavoratori e famiglie» che ne dipendono.
La posizione di Confindustria: «Imprenditore pronto al cambiamento, ma senza alternative concrete»
Secondo la confederazione, non è corretto descrivere l’azienda come un’impresa refrattaria all’innovazione. «Non siamo davanti a un’azienda che rifiuta il cambiamento – evidenzia la nota – ma a un imprenditore che da oltre dieci anni cerca una soluzione seria e concreta per superare le criticità ambientali, investendo risorse ingenti e proponendo alternative tecniche valide».
L’associazione, rappresentata dal presidente Pietro De Simone, parla di un «percorso di confronto con istituzioni e tecnici» senza esito: «Quando un iter autorizzativo si conclude con un diniego, le opzioni rese compatibili risultano del tutto insufficienti o irrealizzabili, senza margini di negoziazione».
L’impatto sul territorio: 150 famiglie in bilico
Alle spalle dello stabilimento – noto per la produzione di ghisa sferoidale per componenti automotive – c’è una filiera di fornitori, trasportatori e servizi che coinvolge oltre 150 famiglie, secondo i dati forniti dalle organizzazioni sindacali. «La revoca dell’AIA – afferma De Simone – non è solo un atto tecnico, ma un colpo al cuore produttivo della provincia di Salerno».
Timeline degli ultimi mesi
- 15 maggio 2023 – Regione Campania avvia il procedimento di riesame dell’AIA.
- 12 ottobre 2023 – Arpa Campania pubblica i risultati delle emissioni: superamento dei limiti per benzene e PM10.
- 7 giugno 2024 – Regione comunica ufficialmente il rigetto dell’autorizzazione integrata ambientale.
Il nodo ambientale: criticità e investimenti mancati
Il provvedimento regionale si basa sul superamento dei valori limite di benzene e PM10 rilevati nel 2023. Secondo l’azienda, però, «gli interventi richiesti sarebbero stati attuabili solo con un nuovo sito produttivo» e nell’ultimo decennio non sarebbero mai emerse proposte concrete per una delocalizzazione o per tecnologie alternative sufficientemente dimensionate.
Le prospettive: tavolo istituzionale urgente chiesto da Confindustria
Confindustria Salerno ha già formalmente chiesto alla Regione Campania e al ministero dell’Ambiente «un tavolo tecnico urgente» per valutare:
- soluzioni di transizione che consentano l’avvio di un piano di conversione green;
- piano di accompagnamento sociale per i lavoratori coinvolti;
- definizione di parametri tecnici realistici da raggiungere in tempi certi.
«Non si può risolvere un problema ambientale scaricando l’intero peso su imprese e lavoratori – conclude la nota – servono responsabilità condivisa e soluzioni sostenibili per l’ambiente e per l’economia».
La replica ambientalista: «Salute prima di tutto»
Dal fronte ambientalista, Legambiente Campania ha replicato: «I dati Arpa sono inequivocabili. Serve chiarezza su tempi e modi di chiusura, ma la salute dei cittadini non è negoziabile». L’associazione auspica un fondo regionale di transizione just per la riconversione del sito in logistica o energie rinnovabili.
La partita, insomma, è ancora aperta. L’obiettivo comune è evitare che un intero comparto industriale salernitano si trasformi in un’altra area di crisi industriale, ma la strada per conciliare sviluppo economico e tutela ambientale appare in salita.
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