De Luca sul piano di rientro Campania: «Stupidità o farabuttismo»
De Luca contro le polemiche sul debito: «I meriti non sono di Caldoro»
Vincenzo De Luca, ex presidente della Regione Campania, ha scatenato un nuovo fuoco di fila contro chi contesta l’uscita ufficiale della Campania dal piano di rientro sanitario. Durante la sua consueta diretta social andata in onda ieri sera, l’ex governatore ha definito le critiche «dichiarazioni frutto di stupidità o di farabuttismo», alzando ulteriormente il livello dello scontro politico.
Il contesto: perché la Campania esce dal piano di rientro
La Regione Campania ha completato il percorso di risanamento finanziario avviato nel 2007 con l’approvazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario. L’uscita finale, ratificata nei giorni scorsi dalla Corte dei conti, chiude un capitolo di 17 anni in cui il debito complessivo della sanità regionale è passato da circa 1,5 miliardi di euro a zero, con un avanzo di 150 milioni.
La linea difensiva di De Luca
De Luca ha voluto distinguere con chiarezza chi ha fatto cosa:
- Fase 1 (2007-2015): governo regionale Caldoro, «solo tagli lineari e chiusura di ospedali»;
- Fase 2 (2015-2025): governo De Luca, «investimenti, digitalizzazione, aumento dei fondi per il personale».
«L’attuale giunta regionale non c’entra nulla» – ha tuonato l’ex presidente, riferendosi al nuovo esecutivo in carica dal 2024 – «perché il lavoro pesante l’abbiamo fatto noi: abbiamo aumentato i fondi per l’emergenza-urgenza del 40 %, abbiamo ridotto i tempi di pagamento dei fornitori da 300 a 45 giorni e abbiamo smaltito lo storico debito pregresso».
Numeri alla mano: quanto vale il risultato
Secondo i report diffusi dalla Regione Campania e validati dal Ministero della Salute, ecco i dati principali:
- Debito sanitario 2007: 1,5 miliardi €;
- Debito sanitario 2023: 0 €;
- Avanzo di amministrazione 2024: 150 milioni €;
- Nuove assunzazioni personale: 7.500 unità dal 2016;
- Digitalizzazione: 100 % referti online, 95 % CUP telematici.
Replica di Caldoro: «Operazione mistificazione»
Non è tardata la replica di Stefano Caldoro, presidente della Regione dal 2010 al 2015, che ha definito «operazione mistificazione» le affermazioni dell’ex governatore: «Il piano che salvò la sanità campana fu varato dalla mia giunta. Oggi De Luca ne raccoglie i frutti e li spaccia per meriti propri».
Cosa cambia per i cittadini con l’uscita dal piano di rientro
La fuoriuscita ufficiale dal piano ha impatti concreti sui circa 5,7 milioni di cittadini campani:
- Niente più vincoli di spesa imposti dal Ministero: la Regione potrà programmare investimenti in autonomia;
- Possibilità di contrarre nuovo debito per opere strategiche, purché resti in pareggio di bilancio;
- Maggiori risorse per farmaceutica, territorio e prevenzione, con un aumento previsto del 10 % già a partire dal 2025;
- Rivalorizzazione dei 17 nuovi ospedali di secondo livello aperti dal 2018.
Il futuro: tra rischi e opportunità
Resta ora da capire se la nuova giunta regionale guidata da Francesco Emilio Borrelli riuscirà a gestire questa eredità senza ricadere nei pasticci finanziari del passato. L’assessore al Bilancio, Gennaro Saiello, ha promesso che «non si toccherà il fondo sanitario regionale», ma i sindacati chiedono subito nuove assunzioni e aumenti salariali.
Il prossimo Consiglio regionale del 28 maggio sarà il banco di prova: si decideranno i nuovi parametri del patto di stabilità interno e la destinazione dell’avanzo da 150 milioni. A quel punto sarà chiaro se la Campania potrà davvero dire addio per sempre ai conti in rosso.
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