Dopo le dimissioni del direttore sanitario Marco Papa, il Ruggi rischia il tracollo: ecco l’ultima grana
Il Ruggi perde un altro pezzo: dimissioni shock del direttore sanitario Marco Papa
Il Policlinico San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno registra l’ennesimo addio del management: Marco Papa, direttore sanitario, ha rassegnato le dimissioni irrevocabili per «rilevanti motivi personali». Si tratta del secondo cambio al vertice dall’estate 2023 e alimenta il timore di un nuovo periodo di stallo nella programmazione clinica dell’intera Azienda Ospedaliero-Universitaria.
Chi è Marco Papa e perché la sua uscita pesa sul futuro del Ruggi
Marco Papa, 47 anni, napoletano, è un manager sanitario laureato in Medicina e specializzato in Igiene e Medicina Preventiva. Entrato al Ruggi nel 2018 come direttore sanitario, ha guidato complessi processi di accreditamento e risk management, coordinando più di 1.700 dipendenti e garantendo la continuità assistenziale fra i tre presidi principali:
- l’ospedale cittadino di via San Leonardo (Salerno centro);
- i presidi di provincia di Mercato San Severino e Nocera Inferiore;
- i distretti socio-sanitari della ASL Salerno, con cui il Ruggi gestisce una puntuale integrazione ospedale-territorio.
La sua partenza lascia scoperte funzioni cruciali come l’analisi del fabbisogno di personale, la programmazione delle liste d’attesa e i tavoli di negoziazione con le Regioni Campania e Basilicata per i pazienti in trasferimento.
Il contesto: una struttura sotto pressione
Il via vai dei vertici e il rischio paralisi
Il Ruggi negli ultimi 12 mesi ha già cambiato due direttori generali e tre amministratori delegati ad interim. L’uscita di Papa, formalizzata nella delibera n. 318 del 5 novembre 2024, si aggiunge alla «messa in disponibilità» del primario di Chirurgia Nicola Vitale (luglio 2024) e alle contestate dimissioni del primario di Ortopedia Paolo Cillo (settembre 2024). Una situazione che il sindacato Fials denuncia come «risk management ridotto al lumicino».
Finanziamenti a rischio e code sempre più lunghe
L’Azienda è chiamata a spendere nell’arco di 24 mesi 34 milioni di euro provenienti dal PNRR per la digitalizzazione e l’ammodernamento tecnologico. «Senza un direttore sanitario stabile il cronoprogramma è a forte rischio di slittamento», avverte il consigliere regionale Giovanni D’Amelio (Pd). Le liste d’attesa per oncologia e cardiologia interventistica superano già i 180 giorni, mentre il Pronto Soccorso registra il 12% di “codici rossi” gestiti fuori standard.
Le reazioni: commissariamento o sub-commissariamento?
Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha convocato per venerdì 8 novembre un tavolo tecnico urgente con il viceministro alla Salute Marcello Gemmato e con i rettori di Unisa e Suor Orsola Benincasa. Le opzioni sul tavolo sono due:
- Nomina di un sub-commissario ad acta incaricato di guidare i processi di accreditamento in attesa del nuovo bando europeo per la direzione sanitaria.
- Commissariamento straordinario qualora la mancanza di quorum in seno al collegio sindacale dovesse bloccare ogni decisione entro il 30 novembre 2024.
Intanto, i sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero di 24 ore per il 22 novembre, «per tutelare il diritto alla salute dei cittadini salernitani».
Cosa succederà ora: le prossime tappe
Entro il 15 novembre il consiglio di amministrazione dovrà indicare un facente funzioni. Entro il 30 novembre dovrà essere pubblicato il nuovo avviso pubblico per la selezione del direttore sanitario, con scadenza prevista il 20 gennaio 2025. «Lo scoglio è il requisito di esperienza di almeno cinque anni nel ruolo», spiega l’avvocato Piero Calvanese, esperto di diritto sanitario. «In Campania pochi manager hanno quel profilo».
Il futuro immediato del Ruggi si gioca quindi in 45 giorni: o si trova un manager in grado di traghettare l’azienda verso la piena operatività del Piano ospedale-territorio 2025-2027, oppure l’intero sistema salernitano rischia una nuova, pesante emorragia di professionalità. Per i 720.000 utenti del Vallo di Diano e del Cilento, la posta in palio non è solo politica: è di vita o di morte.
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