Sanità di prossimità, l’Italia ferma a metà: «175mila infermieri mancano per restare al passo con l’Europa»
Sanità territoriale italiana, il ritardo è cronico
«L’Europa ha costruito una sanità territoriale che filtra, accompagna e previene. L’Italia continua a inseguire l’emergenza». Così Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato Nursing Up, sintetizza la distanza fra l’Italia e i principali Paesi europei nel campo della sanità di prossimità.
Il dato: 175mila infermieri mancanti
Secondo le elaborazioni dell’organizzazione sindacale, il fabbisogno di infermieri in Italia risulta chronicamente deficitario. 175.000 unità mancano per allinearsi agli standard europei; un divario che si riflette in liste d’attesa più lunghe, reparti sotto organico e servizi territoriali non sufficientemente presidiati.
Perché la sanità di prossimità è strategica
La sanità di prossimità, o community care, mette al centro il paziente nel suo contesto quotidiano: visite a domicilio, ambulatori diffusi sul territorio, telemonitoraggio e prevenzione. Un modello in grado di:
- ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso
- abbreviare i tempi di ricovero
- contenere i costi ospedalieri
- migliorare l’aderenza alle terapie croniche
In paesi come Svezia, Paesi Bassi e Danimarca l’investimento sul personale infermieristico territoriale ha consentito di trasformare gli ospedali in hub ad alta intensità, mentre la continuità assistenziale è garantita da equipe domiciliari altamente specializzate.
L’analisi di Nursing Up: carenze strutturali e burocratiche
De Palma elenca i principali colli di bottiglia che bloccano lo sviluppo della sanità di prossimità in Italia:
- Piano sanitario nazionale non vincolante. Le Regioni applicano linee guida europee in modo frammentato.
- Concorsi bloccati o annullati. Molte aziende sanitarie non riescono a coprire i turni per carenza di organico.
- Formazione post-base carente. Le specializzazioni in cure territoriali sono ancora poco numerose.
- Digitalizzazione lenta. Il fascicolo elettronico è implementato solo in una parte delle strutture.
Le proposte di Nursing Up per colmare il gap
Il sindacato ha presentato un piano triennale al ministero della Salute per invertire la rotta. Le richieste principali:
- Assunzione straordinaria di 50mila infermieri nel triennio 2024-2026
- Master universitari gratuiti in cure territoriali e cronicità
- Equipe distrettuali miste medico-infermieristiche potenziate
- Buoni servizio digitali per la telemedicina a carico del SSN
Il punto di svolta entro il 2027
Con il Pnrr che destina oltre 15 miliardi di euro alla sanità territoriale e alla digitalizzazione, l’Italia ha una finestra di opportunità entro il 2027. «Le risorse ci sono – sottolinea De Palma –. Ora serve la volontà politica di tradurre le linee guida europee in un piano operativo nazionale».
Se le Regioni riusciranno a spendere i fondi previsti, il gap di 175mila infermieri potrebbe ridursi fino al 60% entro il 2026. In caso contrario, il sistema sanitario italiano rischia di implodere sotto il peso dell’invecchiamento della popolazione e della cronicità.
Conclusione: l’appello di Nursing Up
«Non possiamo più permetterci di inseguire l’emergenza – conclude il presidente De Palma –. La sanità di prossimità è la chiave per garantire equità e sostenibilità. Investire adesso sugli infermieri di territorio significa salvaguardare il futuro del Servizio sanitario nazionale».
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