Stealthing: rimuovere il preservativo senza consenso è reato? Parla l’avvocato
Cos’è lo stealthing e perché oggi è al centro del dibattito giuridico
La rimozione non consensuale del preservativo durante un rapporto sessuale – pratica nota come stealthing – non è più una “zona grigia” morale, ma un tema di diritto penale e tutela della libertà sessuale. L’avvocato penalista Simone Labonia, intervistato in esclusiva, spiega come, negli ultimi anni, la giurisprudenza europea e nazionale abbia cominciato a inquadrare la condotta come lesione del consenso sessuale, equiparandola a forme di violenza sessuale.
Lo stealthing nella sentenza della Corte di Cassazione n. 321/2022
Il punto di svolta arriva con la Corte di Cassazione, Sez. VI, sentenza n. 321 depositata il 10 febbraio 2022. I giudici hanno stabilito che chi toglie il preservativo senza il consenso dell’altra persona viola l’art. 609-bis c.p. (violenza sessuale), perché “altera le condizioni pattuite del rapporto”. La decisione – la prima in Italia a occuparsi esplicitamente di stealthing – impone pene da 6 a 12 anni di reclusione e ridefinisce il concetto di consenso informato.
Perché la condotta è ritenuta lesiva
- Consenso viziato: la persona accetta il rapporto solo con l’uso del profilattico.
- Rischi per la salute: aumenta la possibilità di gravidanze non desiderate e trasmissione di infezioni.
- Violazione dell’autodeterminazione: si prevarica sulla libertà di decidere il proprio corpo.
Come ci si tutela: consigli pratici dell’avvocato Labonia
Secondo l’avvocato Simone Labonia, «le donne – ma più in generale tutte le potenziali vittime – possono agire su tre fronti»:
- Denuncia immediata: presentare querela alle forze dell’ordine entro 6 mesi dal fatto per reati procedibili a querela di parte.
- Raccolta di prove: conservare screenshot, messaggi, testimonianze che dimostrino l’avvenuta rimozione non consensuale.
- Assistenza legale specializzata: rivolgersi a penalisti esperti in violenza sessuale per valutare eventuali risarcimenti danni.
L’impatto sociale: dal web al tribunale
Il fenomeno dello stealthing, nato nelle comunità online maschiliste che ne incoraggiavano la pratica, oggi è sotto i riflettori grazie all’attivismo femminista e al #MeToo. Le piattaforme social rivelano centinaia di storie simili, mentre le procure stanno ricevendo un numero crescente di denunce: +38 % nel 2023 rispetto al 2021, secondo i dati del Ministero della Giustizia.
Cosa cambia per le donne e per la cultura del consenso
La sentenza della Cassazione non solo garantisce maggiore tutela giuridica delle donne, ma impone una riflessione culturale: il consenso sessuale deve essere continuo, libero ed informato. Qualsiasi alterazione delle condizioni concordate – dal preservativo al ruolo del partner – configura una violazione punibile penalmente.
In sintesi, lo stealthing non è più un “trucco” da adolescenti, ma un reato che colpisce la libertà sessuale e la dignità della persona. Le istituzioni hanno preso posizione: ora spetta alla società civile fare rete intorno alle vittime e diffondere cultura del consenso, perché nessun “dettaglio” possa più passare inosservato.
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