Capaccio Paestum, appalti truccati luce: revocate le misure per De Rosa, D’Auria e Campanile
Il caso dei presunti appalti pilotati di pubblica illuminazione a Capaccio Paestum
Capaccio Paestum (SA) – Il Tribunale di Vallo della Lucania ha revocato le misure cautelari per Vittorio De Rosa, Alfonso D’Auria e Antonio Campanile, indagati nell’inchiesta sugli appalti della pubblica illuminazione nel comune del Cilento. La decisione è arrivata stamane dal presidente del Tribunale, Vincenzo Pellegrino, con il parere favorevole della Procura della Repubblica.
Chi sono gli indagati e quali accuse erano state mosse
De Rosa e D’Auria sono rappresentati legalmente dall’avvocato Antonello Natale; entrambi risultano amministratori della società Dervit Srl, aggiudicataria di una gara d’appalto da oltre 4,7 milioni di euro per l’ammodernamento dell’illuminazione pubblica. Campanile, ex dipendente del Comune, risultava invece coinvolto nelle fasi di pianificazione e assegnazione dei lavori.
Secondo l’ipotesi accusatoria, la gara era stata “pilotata” per favorire la Dervit: requisiti tecnici ritenuti “ad personam”, tempi di consegna flessibili, e un ribasso anomalo sul prezzo d’asta erano emersi dalle intercettazioni telefoniche e da una perizia della Guardia di Finanza.
Perché il tribunale ha revocato le misure cautelari
Il provvedimento di libertà si fonda su due pilastri:
- Riduzione del pericolo di inquinamento probatorio, in quanto le principali prove (intercettazioni, documentazione bancaria, perizie tecniche) sono già state acquisite.
- Mancata conferma della gravità indiziaria; il collegio ha ritenuto “non attuale” il rischio di reiterazione del reato, alla luce dell’imminente conclusione dei lavori e della nomina di un commissario straordinario da parte della Regione Campania.
Il giudice Pellegrino ha inoltre evidenziato che, in sede di incidente probatorio, i periti hanno confermato la “congruità tecnico-economica” dell’offerta della Dervit, ridimensionando l’originaria accusa di truffa aggravata per il conseguimento di fondi pubblici.
Le reazioni degli indagati e il ruolo della Dervit
Contattati dai nostri inviati, gli avvocati difensori hanno espresso “soddisfazione” per il provvedimento, auspicando un “processo breve e trasparente”. Dervit, società attiva nel comparto energy management dal 2003, ha dichiarato in una nota ufficiale di aver “operato nel pieno rispetto della normativa sugli appalti” e di aver già “investito oltre 3 milioni di euro nella fornitura di corpi illuminanti a led ad alta efficienza”.
Cosa succede adesso: tempi e prospettive del processo
La Procura di Vallo della Lucania ha sei mesi di tempo, a decorrere dalla revoca, per depositare l’atto di conclusione delle indagini. Successivamente, il giudice per le indagini preliminari deciderà se richiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione. Intanto, il Comune di Capaccio Paestum, commissariato per mafia, ha avviato una nuova gara per la manutenzione straordinaria dell’impianto, che sarà aggiudicata entro il 30 settembre 2025.
Impatto sulla comunità cilentana
L’intero iter ha acceso i riflettori sul piano di efficientamento energetico nell’area del Parco Nazionale del Cilento. L’illuminazione pubblica, infatti, rappresenta una voce rilevante nei bilanci comunali: secondo i dati OpenBilanci, Capaccio Paestum spende circa 680 mila euro annui solo per energia e manutenzione. Una gestione trasparente degli appalti è ritenuta cruciale per ridurre i consumi e migliorare la sicurezza stradale lungo la SS 18 “Tirrena Inferiore”.
Manteniamo alta l’attenzione sulle prossime udienze e aggiorneremo la nostra redazione non appena saranno resi noti nuovi atti del processo.
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