Arresto per usura e pizzo: Corte di Cassazione conferma carcere per 60enne della Valle dell’Irno
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla difesa e confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo di 60 anni, considerato una figura di riferimento negli ambienti camorristici della Valle dell’Irno. Il provvedimento, scaturito da un’indagine coordinata dalla Procura di Salerno, conferma la gravità dei reati contestati: usura ed estorsione con modalità mafiose.
Il provvedimento: rigettato il ricorso al Riesame
I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto fondate le motivazioni del Tribunale del Riesame di Salerno, che aveva disposto il carcere per il 60enne. L’uomo è accusato di aver prestato denaro a tassi usurari e di aver imposto il pizzo ad attività commerciali della Valle dell’Irno, area compresa tra i comuni di Baronissi, Fisciano e Pellezzano, storicemente contesa da clan camorristici.
Le indagini: usura e pizzo nel cuore della Valle dell’Irno
Secondo l’accusa, l’uomo faceva parte di un’organizzazione che intimidiva imprenditori e commercianti, costringendoli a pagare somme mensili in cambio di “protezione”. Le indagini, condotte dai Carabinieri della Compagnia di Baronissi con il supporto della DIA (Direzione Investigativa Antimafia), hanno documentato:
- Prestiti usurai con tassi fino al 500% annuo
- Minacce e aggressioni nei confronti di chi rifiutava di pagare
- Riciclaggio delle somme ricavate attraverso società fittizie
Il contesto: la Valle dell’Irno tra usura e infiltrazioni mafiose
La Valle dell’Irno, valle orientale del fiume Irno che attraversa la provincia di Salerno, è da anni sotto la lente d’ingrandimento delle forze dell’ordine per infiltrazioni camorristiche. Negli ultimi cinque anni, sono stati più di 30 gli arresti per reati di usura, estorsione e associazione mafiosa nella sola area compresa tra Fisciano e Baronissi.
«Questo provvedimento è un segnale forte – ha dichiarato il procuratore capo di Salerno, Giuseppe Greco – La Cassazione ha riconosciuto la pericolosità sociale dell’indagato e il rischio di inquinamento probatorio. Continueremo a colpire chi specula sulla pelle degli imprenditori onesti».
Cosa succede adesso
Con il rigetto del ricorso, il 60enne resterà in carcere presso la casa circondariale di Fuorni, dovendo rispondere di:
- Estorsione aggravata dal metodo mafioso
- Usura aggravata
- Riciclaggio
Il processo di primo grado è fissato per ottobre 2025 davanti al Tribunale di Salerno. Qualora venisse condannato, l’uomo rischia una pena fino a 20 anni di reclusione.
Intanto, la Procura ha avviato una confisca preventiva di beni per un valore complessivo di 2 milioni di euro, tra immobili, auto di lusso e quote societarie, ritenuti proventi dell’attività usuraria.
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