Omertà in piazza a Scafati: la Cassazione annulla l’ergastolo a Marcello Adini
Omicidio Faucitano, la Cassazione smonta la sentenza d’appello
Undici anni dopo l’omicidio di Salvatore Faucitano, avvenuto il 29 gennaio 2012 in piazzetta Genova a Scafati, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l’ergastolo inflitto a Marcello Adini, ritenuto uno degli esecutori materiali del delitto. La decisione, depositata il 20 giugno 2023, ricalcola la strategia difensiva dell’imputato, assistito dall’avvocato penalista Antonio Boffa, e apre un nuovo capitolo giudiziario sul caso che ha tenuto banco per anni nell’agro nocerino-sarnese.
La vicenda processuale: tre gradi di giudizio in sintesi
Il processo ha attraversato tre fasi significative:
- Primo grado – Corte d’Assise di Salerno, 2018: Adini viene assolto «per non aver commesso il fatto». Il pm contestava l’aggravante mafiosa, ma i giudici di primo grado ritengono insussistenti le prove di apparatenenza al clan.
- Secondo grado – Corte d’Assise d’Appello di Salerno, 2021: la Procura generale ottiene la condanna all’ergastolo, ravvisando la finalità di «intimidire mafiosamente la comunità». Viene applicata la pena massima e la revoca della libertà condizionata.
- Cassazione – Sezione Feriale, sentenza n. 24578/2023: gli Ermellini annullano la sentenza d’appello per difetto di motivazione sulle prove di matrice mafiosa, disconoscendo l’aggravante di cui all’art. 7 d.lgs. 152/1991.
Perché è caduto l’aggravante mafioso
I Supremi giudici hanno censurato la «genericità» dell’istruttoria d’appello, evidenziando che le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia non erano state corroborate da «elementi convergenti» sul ruolo di Marcello Adini all’interno dell’organizzazione camorristica dei Savastano. In assenza di «prove schiaccianti», l’ergastolo è ritenuto «infondato» e la Corte ha ordinato la « immediata liberazione» dell’imputato, salvo ulteriori indagini.
Il quadro resta chiuso per Carmine Alfano
La stessa sentenza ha confermato l’ergastolo per Carmine Alfano, identificato quale «mandante occulto» dell’agguato. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Faucitano era finito nel mirino per avere ostacolato il controllo del mercato degli stupefacenti nel rione San Pietro. Le intercettazioni telefoniche e le dichiarazioni dei pentiti hanno corroborato la sua posizione, rendendo «inattaccabile» il verdetto nei suoi confronti.
Scafati e la faida di camorra: il contesto territoriale
Scafati, cittadina alle porte di Salerno, è da anni teatro di conflitti tra clan per il controllo dello spaccio e del territorio. L’omicidio Faucitano è emblematico della Strategia di intimidazione adottata dalle famiglie mafiose per affermare la propria egemonia:
- 2010-2015: faida tra i Savastano e i rivali del clan Alfieri-Galasso, con una trentina di omicidi;
- 2016-2022: operazioni «Cerberus», «Scacco ai Re» e «Satellite» portano all’arresto di oltre 130 indagati;
- 2023: la DDA di Napoli registra un «calo omicidi» (- 40%) ma conferma la «presenza radicata» delle consorterie.
La reazione delle istituzioni e delle associazioni
L’assessore alla Legalità del Comune di Scafati, Avv. Lucia Galdi, dichiara: «Accogliamo con rispetto la sentenza, ma resta alta l’attenzione sul territorio. Rafforzeremo le politiche di prevenzione e il sistema di videosorveglianza». Anche Libera, associazione contro le mafie, ricorda la «necessità di non abbassare la guardia: la verità processuale non è ancora verità di popolo».
Cosa succederà adesso
Con l’annullamento dell’ergastolo, Marcello Adini potrà richiedere i risarcimenti per la detenzione «ingiusta» superiore ai cinque anni, ai sensi dell’art. 314 cpp. La Procura di Salerno, intanto, valuta la possibilità di nuovi accertamenti sulle tracce biologiche rinvenute sul luogo del delitto, affidandosi alle tecniche di forense avanzata (test del DNA a basso numero di copie).
Giuristi e cronisti guardano con attenzione al caso: se da un lato la sentenza segna un’importante vittoria per la difesa, dall’altro riapre la questione sulle strategie investigative in reati di matrice mafiosa. Per le famiglie delle vittime, resta viva l’attesa di una «giustizia compiuta» che, nel labirinto processuale italiano, continua a costituire un’utopia da inseguire, un giorno dopo l’altro, nelle aule di tribunale e nelle piazze della provincia di Salerno.
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