Salerno, 30enne extracomunitario abbandonato al Ruggi: «Infezioni gravi da lavoro nero»
Il ritrovamento choc davanti al pronto soccorso del Ruggi
È stato abbandonato in fin di vita su una sedia a rotelle davanti al triage del pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. Un uomo di 30 anni di nazionalità indiana, privo di documenti, con infezioni polmonari e cutanee così gravi da far scattare l’allerta da parte dei medici della camera iperbarica, struttura dove è stato ricoverato d’urgenza. La vicenda, raccontata da Gaetano Amatruda sulle colonne de Avanti!, ha riacceso i riflettori sul fenomeno dello sfruttamento lavorativo nella Piana del Sele.
Ipotesi investigativa: infezioni da lavoro in nero
Secondo quanto emerso dalle prime verifiche interne, il giovane presentava piaghe da decubito estese e sepsi da probabile infezione contratta in ambienti insalubri. Gli inquirenti ipotizzano che, come accade a decine di migranti della zona, l’uomo fosse impiegato senza contratto nella raccolta ortofrutticola o nel settore dell’agrumicoltura, dove scarse tutele e condizioni igieniche precarie sono all’ordine del giorno.
Il ruolo della camera iperbarica del Ruggi
Il nosocomio salernitano è uno dei pochi in Campania a disporre di un reparto di medicina iperbarica attivo 24 ore su 24. Qui il 30enne è stato sottoposto a ossigenoterapia iperbarica per contrastare la necrosi dei tessuti. «Si tratta di un’infezione avanzata, difficile da curare se non si individua subito la causa scatenante», spiega una fonte sanitaria interna. Il paziente, attualmente ricoverato in terapia intensiva, è intubato e sedato: le sue condizioni restano critiche ma stabili.
Salerno e la Piana del Sele: il lavoro nero resta un’emergenza
La provincia di Salerno, in particolare i comuni di Capaccio Paestum, Bellizzi e Battipaglia, è da anni sotto osservazione per il fenomeno del caporalato. Secondo l’ultimo report di Flai Cgil Campania, oltre 12.000 lavoratori senza contratto sono impiegati nella raccolta di pomodori, arance e kiwi. Molti vivono in baraccopoli senza acqua corrente, a stretto contatto con animali e rifiuti. «È un circolo vizioso: si ammalano, ma nessuno se ne occupa perché non esistono», denuncia il segretario provinciale della Cgil, Mario Neri.
Cosa prevede la legge in casi simili
Il decreto-legge 15/2022 (cosiddetto “decreto lavoro”) ha rafforzato le pene per chi impiega manodopera irregolare, prevedendo da 1 a 6 anni di reclusione se il lavoratore subisce lesioni personali. Resta però difficile risalire ai responsabili quando la vittima è priva di documenti. Per questo le associazioni umanitarie chiedono l’istituzione di un registro provinciale delle imprese agricole e l’uso obbligatorio delle badge elettroniche per tracciare gli ingressi nei campi.
Procura di Salerno apre un’inchiesta
La Procura della Repubblica di Salerno ha aperto un inchiesta per lesioni personali gravissime e omissione di soccorso, ipotizzando il concorso di più persone. Gli investigatori stanno analizzando le telecamere del pronto soccorso e i tabulati telefonici del 30enne, mentre la Squadra Mobile ha effettuato sopralluoghi in alcune aziende di Capaccio. Nel frattempo, l’Azienda Sanitaria Provinciale ha attivato un ambulatorio dedicato ai migranti per favorire l’accesso alle cure senza timore di essere denunciati.
Come prevenire nuovi casi: 5 proposte delle associazioni
- Ispettorato del Lavoro: raddoppio dei controlli nelle campagne, anche in orario notturno
- Sanatoria: regolarizzazione immediata dei lavoratori senza permesso di soggiorno che denunciano il datore
- Cascolfa: fondo regionale da 5 milioni di euro per l’assistenza sanitaria ai migranti irregolari
- Whistleblowing: numero verde gratuito per segnalare caporali e condizioni di sfruttamento
- Rete antitratta: accordo tra ospedali, forze dell’ordine e associazioni per individuare le vittime
Il caso del 30enne indiano è solo la punta dell’iceberg di un sistema che sopravvive grazie all’inerzia di istituzioni e consumatori. Fino a quando la richiosa arancia salernitana arriverà sulle tavole degli italiani, resta la domanda: qual è il prezzo umano di quel prezzo basso?
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