Salerno si mobilita per il porticciolo: il 9 aprile il dossier anti-privatizzazione al Ministero dell’Ambiente
Salerno – «Giù le mani dal porticciolo». Con questo slogan, decine di residenti, attivisti ambientalisti e semplici cittadini hanno stretto i ranghi per tutelare uno degli ultimi spazi aperti sul mare di Salerno, ritenuto un bene comune da difendere da ogni tentativo di cementificazione o privatizzazione. L’iniziativa ha raggiunto il suo momento clou lo scorso 9 aprile, quando una documentazione tecnica dettagliata è stata ufficialmente trasmessa al Ministero dell’Ambiente per scongiungare interventi che altererebbero l’identità del piccolo bacino.
Il dossier anti-privatizzazione: 150 pagine di studio e proposte
Il dossier, curato gratuitamente da ingegneri, geologi, biologi marini, architetti e paesaggisti, supera le 150 pagine ed è corredato di cartografie interattive, fotografie aeree, analisi di vulnerabilità ambientale e proposte di riuso compatibile. «È frutto di mesi di lavoro notturno, senza finanziamenti pubblici o sponsor privati», spiega Maria Romano, portavoce del comitato spontaneo “Salerno Bene Comune”. Alla raccolta scientifica hanno contribuito anche una quarantina di cittadini che hanno inviato testimonianze scritte, vecchie foto d’archivio e ricordi di vita lavorativa legati al porticciolo, un tempo scalo dei pescatori artigianali.
Perché il porticciolo è cruciale per la città
- Valore paesaggistico: l’unico tratto di costa a Sud del centro che non è stato interessato da grandi opere portuali
- Biodiversità marina: le barriere artificiali creano un micro-habitat per posidonia oceanica e specie ittiche minacciate
- Identità sociale: ancora oggi una decina di pescatori locali ormeggiano le imbarcazioni tradizionali
- Attrattiva turistica: trekking urbano e kayak station potrebbero valorizzare l’area senza cementificarla
Le ragioni del timore: la variante urbanistica nell’aria
La mobilitazione è scattata dopo la delibera di giunta n. 78/2023, che prefigura una “riqualificazione integrale” dell’area mediante concessione demaniale marittima a un privato per 49 anni. Secondo i promotori del comitato, il testo aprirebbe la strada alla costruzione di un marina resort con 300 posti barca, catene alberghiere e punti ristoro su palafitte, accrescendo il carico antropico di un quadrante già congestionato. «Il suolo è sottoposto a vincolo paesaggistico ex art. 142 del Codice dei beni culturali», ricorda l’avv. Giuseppe Alfano, legale del comitato. «Qualsiasi intervento deve passare da una Valutazione di Incidenza Ambientale e dal parere vincolante della Soprintendenza
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La strada legale: ricorso e accesso agli atti
Parallelamente alla petizione – già 6.500 firme in tre settimane – i legali hanno notificato una richiesta formale di accesso civico agli atti urbanistici e una istanza di mediazione ambientale presso la Conferenza di servizi, che si terrà il 17 maggio nella Sala del Gonfalone del Comune. «Chiediamo trasparenza totale su ogni studio di impatto e un tavolo pubblico di confronto con cittadinanza, scuole e università», afferma Romano.
Il modello di sviluppo sostenibile proposto dai cittadini
Il comitato non si limita al “no”. Il dossier contiene un piano alternativo elaborato dal Laboratorio di Progettazione Urbana dell’Università degli Studi di Salerno, guidato dalla prof.ssa Chiara De Fenza. Il progetto prevede:
- Rimessa in funzione del vecchio molo di sbarco per le imbarcazioni a vela di lunghezza inferiore a 10 m, con ormeggi a “dry marina” (imbarcazioni fuori acqua su carrelli elettrici)
- Polo didattico di educazione ambientale con acquario touch-tank e laboratorio di restauro di reti da pesca tradizionali
- Pista ciclo-pedonale che collegherebbe la Lungomare Trieste al Porto di Salerno, lungo un tracciato di 3,2 km completamente gratuito
- Area market del pesce fresco a km zero, gestita da cooperativa di pescatori, con frigoriferi solari e sistema di tracciabilità QR-code
Il costo stimato, coperto interamente da fondi PNRR – missione 2 “Rivoluzione verde”, ammonterebbe a 4,2 milioni di euro, contro i 25 milioni previsti dal progetto privato. «Un terzo delle risorse, zero consumo di suolo e un ritorno di immagine per Salerno quale capitale della blue economy», sottolinea la prof.ssa De Fenza.
La risposta dell’amministrazione e i prossimi appuntamenti
L’assessore ai Lavori pubblici, Franco Landolfi, ha dichiarato: «Siamo disponibili a valutare ogni contributo tecnico, ma il porto ha bisogno di investimenti privati per non decadere». Il sindaco Vincenzo Napoli, invece, ha convocato un consiglio comunale aperto il 24 maggio per discutere la questione. Intanto, il comitato ha lanciato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso per coprire le spese legali: ha già raccolto 12.700 euro su un obiettivo di 20.000.
Appuntamento clou: domenica 14 maggio alle 10:00 è in programma un “flash-mob a remi”: canoe, paddle-board e piccole imbarcazioni formeranno la scritta “SALERNO BENE COMUNE” visibile dal lungomare. «Serve un segnale forte – conclude Maria Romano – il mare è di tutti e non si svende».
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